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Sono
in regola con la legge? Devo segnalare all’Ausl il mio
allevamento? E’ vero che le gabbie devono avere una dimensione
minima? Quale impatto avranno sul nostro hobby le normative a
tutela del benessere animale che sempre più Comuni stanno
adottando? Di quali documenti sanitari mi devo dotare per
esporre alle mostre e per non avere problemi in condominio? A
quali condizioni le mostre potranno essere autorizzate,
considerando la minaccia dell’aviaria? Ed i mercati?
Sono queste
soltanto alcune delle tante domande che circolano oggi con
insistenza nell’ambiente dell’allevamento espositivo amatoriale.
Domande alle
quali si vorrebbe dare una risposta pratica, semplice e
immediata, indicando che cosa si può e che cosa non si può fare.
Purtroppo non
è possibile, in questo momento, dare una risposta univoca e
precisa. Per tante ragioni. Perché le normative in vigore sono
numerose e perlopiù non specificamente riferite al nostro
settore; perché spesso si tratta di leggi regionali e di
regolamenti comunali e quindi alquanto diversificati sul
territorio nazionale; perché le interpretazioni da parte di chi
è tenuto ad applicarle non sempre coincidono.
E però una
risposta agli allevatori va data.
Sono i tempi
e le nuove sensibilità sociali ad imporlo, ma è anche lo spettro
dell’influenza aviaria che richiede un approccio competente e
sistematico alle questioni. Soprattutto un approccio più
aggressivo e propositivo rispetto il passato.
Che cosa sta facendo la Federazione a questo
riguardo?
La Foi ha
costituito una Commissione, che fa capo all’ingegner Enrico
Banfi, presidente della SOR di Reggio Emilia, il quale, da anni,
segue con interesse e competenza le problematiche legate ai
rapporti con le Ausl, al benessere degli animali, alle normative
regionali, provinciali e locali per la loro detenzione.
Questa
Commissione, che sta avviando la sua attività sperimentale nel
Raggruppamento Emilia Romagna (è fondamentale procedere per
gradi e con attenta prudenza), si propone due obiettivi.
Il primo obiettivo,
a breve termine e decisamente pratico, è quello di dare
risposte agli allevatori. Di dire loro, con una buona
sicurezza, che cosa devono fare per continuare ad occuparsi
serenamente di selezioni e di allevamento, senza perdersi nella
burocrazia e nei problemi con i Comuni e con le Ausl.
Il secondo obiettivo,
di importanza strategica, è anche più complesso perché coinvolge
le Istituzioni locali e nazionali e, quindi, richiede tempi
medio-lunghi. Consiste nel monitorare l’esistente, in tutti i
suoi aspetti (legislativi, etici, sociali, tecnici,
igienico-sanitari, ornicolturali, ecc.) e nelle sue tendenze (la
sensibilità del Paese agli aspetti ambientali e sanitari è in
costante crescita e ci condizionerà), per giungere alla stesura
di un programma e di un percorso di lavoro specifici.
Tale
programma verrà utilizzato:
-come
autorevole biglietto da visita per la Federazione (cioè per
tutti gli allevatori associati) e per acquisire rispetto,
credibilità e “forza” contrattuale;
-come
credenziale (assieme alle nostre positive attività del passato)
per accedere ai luoghi ed ai momenti di elaborazione delle
leggi, normative e provvedimenti che ci riguardano;
-come proposta-quadro di riferimento per le
normative inerenti al nostro hobby, oggi desolatamente e
pericolosamente confuso con gli allevamenti industriali di
pollame.
Un progetto
che richiede impegno e costanza da parte di tutte le componenti
di questo mondo, a partire dai Raggruppamenti regionali, i
quali, con il supporto dell’esperienza trasferita dalla
Commissione, dovranno sempre più supportare le Associazioni
provinciali nel dare risposte tempestive e pratiche ai propri
soci.
Questo
spazio, che costituisce una prima forma di comunicazione,
ospiterà articoli di approfondimento, proposte e opinioni, ma
anche una rubrica di domande e risposte ed ogni aggiornamento
che non sommi semplicemente leggi e leggine tutte da
interpretare, ma che ci indichi in modo chiaro che cosa
dobbiamo fare.
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STAMPA FOI * * *
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